Francesco Tomasoni

Francesco Tomasoni

FRANCESCO TOMASONI 

Ex docente del Liceo “A. Calini”

Il mio insegnamento di Lettere e Latino al Liceo “Calini”, pur essendo durato solo 8 anni dal 01/09/1988 al 31/05/1996, ha lasciato in me una traccia profonda. È stata la mia ultima esperienza didattica nella scuola secondaria. Poi avendo vinto un concorso, ho iniziato a insegnare Storia della filosofia all’Università del Piemonte Orientale, a Vercelli. Il contatto con gli studenti della scuola secondaria, nel periodo della loro formazione, è molto più continuo, profondo e arricchente che quello con gli universitari. Al successo di un insegnamento contribuiscono molti fattori, primo fra tutti la risposta degli studenti. Io ero arrivato al Calini dopo aver insegnato già per 17 anni, prima a Roma con ragazzi esuberanti e immediati, poi nel milanese e nella città di Milano con adolescenti più seri e impegnati, colpiti negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso dalle stragi, dalle brigate rosse, dai conflitti sociali. Giunto al Calini, sono stato piacevolmente impressionato dal rispetto degli studenti verso gli insegnanti e le istituzioni e dalla loro disponibilità alla collaborazione in un contesto generale di armonia. Per questo l’esperienza del Calini rimane in me, avvolta in un alone di nostalgia, benché possa dire di aver poi coronato il mio sogno di dedicarmi alla filosofia e di proseguire a livello internazionale le mie ricerche.

Prima di approdare al Calini avevo già pubblicato due libri sul filosofo Ludwig Feuerbach facendo conoscere importanti inediti in gotico corsivo tedesco, che per primo ero riuscito a decifrare a Monaco di Baviera. Uno dei due libri uscì anche in tedesco (Ludwig Feuerbach und die nicht-menschliche Natur, 1990). All’università, dove ho insegnato per altri 20 anni, ho continuato a pubblicare su Feuerbach, fra cui un’ampia monografia nel 2011 presso Morcelliana, Brescia, poi uscita in tedesco nel 2016, un manuale nel 2015 presso la Scuola Editrice, Brescia, poi uscito in spagnolo, un libro in portoghese nel 2015, in cui ho riunito le lezioni che avevo tenuto all’università di Brasilia. Di Feuerbach ho tradotto dal tedesco varie opere, fra cui l’Essenza del cristianesimo, presso Laterza nel 1997, Abelardo ed Eloisa, presso l’editrice Le Lettere, Firenze, nel 1999 e L’uomo è ciò che mangia, presso Morcelliana nel 2015. Mi sono occupato anche dell’illuminismo tedesco e in particolare di un filosofo e giurista che fra il Sei- e Settecento fu in contatto con Leibniz e si batté contro la caccia alle streghe, Christian Thomasius, su cui ho pubblicato un libro presso Morcelliana nel 2005, poi uscito in tedesco nel 2009. Inoltre ho rintracciato nella filosofia classica tedesca (da Kant ai giovani hegeliani) i germi di antigiudaismo che avrebbero portato all’antisemitismo. Sull’argomento ho pubblicato il libro La modernità e il fine della storia nel 1999, di cui è uscita un’edizione ampliata nel 2019 presso Morcelliana. Di questo libro ho fatto un’edizione inglese col titolo: Modernity and the final aim of history. The debate over Judaism from Kant to the young Hegelians, Kluwer, Dordrecht / Boston / London 2003. Recentemente nel 2022, presso Morcelliana ho pubblicato: La metapsicologia di Freud. Inconscio e destino.

Le mie pubblicazioni sono in italiano, tedesco, inglese, francese, spagnolo, portoghese. Un mio saggio è stato tradotto dal tedesco in giapponese.  

Dal 1989 sono Vicepresidente della “Internationale Gesellschaft der Feuerbach-Forscher“ che ha avuto sede a Zurigo e a Berlino, ora a Münster e raccoglie i più importanti studiosi di Feuerbach nel mondo organizzando convegni internazionali. Sono anche Associate Editor della “Encyclopedia of Scepticism and Jewish Tradition”, edita dall’editore Brill a Leiden (Olanda). Ben al di là e al di sopra di tutto questo, spero che rimanga qualche frutto del rapporto didattico: «Molto più bello, io penso, è quando in un’anima congeniale si seminano parole con scientifica consapevolezza. Queste racchiudono in sé un germe da cui nuove parole germogliano rendendo questo seme immortale» (Platone, Fedro, 277a).